Progetto EXTEMPORA

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La musica, come tutte le forme d’arte, pretende un concetto di base iniziale da cui poi elaborare una forma, una creazione dettata anche dallo stato d’animo più recondito e non soltanto da un principio meccanico.

Nel progetto “Extempora” la New Talents Jazz Orchestra presenta una proposta musicale basata su due concetti: il primo si raffigura in sette partiture che compongono l’opera prima dell’orchestra, con ospite al sax soprano e contralto Daniele Tittarelli, uno dei più grandi talenti solistici italiani, nella quale vengono realizzati brani strutturati composti appositamente da Tittarelli e da Mario Corvini, ideatore e direttore della NTJO. Gli arrangiamenti sono ben delineati, con ampi spazi solistici per l’ospite e per alcuni giovani solisti, con forme metriche temporali avulse da ogni logica meccanica e un concetto di ricerca sempre più incisivo della totalità.

Nella seconda parte s’intraprende il viaggio attraverso la creatività illogica e istintiva, tema da cui il progetto prendere spunto, con solisti che propongono idee melodiche e con la direzione musicale che permea il tutto in un unico blocco, canovacci che prendono vita restituendo al pubblico la propria visione della musica, nella fattispecie il Conducting, una visione interpretativa che ha radici ben salde dentro le esplorazioni dagli anni sessanta e settanta, con il grande “condottiero” Butch Morris maestro della creatività orchestrale.

Extempora è l’espressione guidata dalle convenzioni gestuali del direttore Mario Corvini, come se a condurre l’orchestra fosse uno strumento musicale, una simbiosi catartica tra la gestualità e il suono, che Tittarelli filtra e rende suo.

Gli arrangiamenti del progetto Extempora sono a cura di Mario Corvini e di Gianluigi Giannatempo.

 

Recensione del CD EXTEMPORA sul sito jazzconvention.net


“Fin dal secondo dopoguerra, forse prima, ai musicisti jazz italiani non è mai mancato il gusto per assemblare e produrre formazioni orchestrali di spessore, con frequenti apprezzabili risultati. E nel tempo questa caratteristica si è mantenuta, dando agli appassionati di questo genere l’occasione di gustare dell’ottima musica. Una musica spesso debitrice delle eredità di grandi formazioni americane, nella scia di una tradizione consolidata dai tempi di Duke Ellington, passata attraverso le lezioni di Gil Evans, George Russell ed altri.
La nutrita formazione guidata da Mario Corvini dal 2012 e benevolmente (e meritevolmente) protetta dalle ali dell’Auditorium di Roma (per la sua etichetta è realizzata questa incisione), si compone di notevolissimi e spesso assai giovani talenti, avvalendosi in prima linea dell’altrettanto gran talento (questo già più consolidato) di Daniele Tittarelli, valentissimo alto e soprano.
Extempora è l’ultimo progetto curato e condotto da Corvini, classe ’67 e figlio d’arte, appassionato insegnante che con i suoi musicisti si incontra regolarmente per provare e sperimentare. Questo Extempora, eloquente anche nel titolo che tende a dargli una veste sperimentale ed innovativa, ci guida all’ascolto di composizioni di ampio respiro, capaci dunque di dare spazio ad un tema delineato che possa poi lasciare il passo ad ottimi solisti, in costruttiva alternanza o in allettanti incroci musicali.
A volte riconducendo a sonorità sperimentate e delineate dai succitati grandi vati del passato, altre volte (la maggioranza) costruendo un proprio suono di orchestra, molto originale e sapientemente sospeso su ponti musicali figli dell’arte più moderna, stimolanti ed aperti alle variazioni. Impossibile citare tutti i bravissimi componenti (i solisti sono indicati brano per brano nelle note); ma sono da ricordare un bellissimo e quieto passaggio segnato dal piano di Marco Silvi e dal soprano di Tittarelli in Personology (Parker aleggia…), oltre ad uno dei pezzi più espressivi e significativi del disco, forse potenziale manifesto di una moderna orchestra jazz, dal titolo di Dagnele. In definitiva un lavoro apprezzabile, una bella immagine di insieme musicale pulsante e vivo, viatico per future imprese.” (Sergio Spada)

 

Recensione del progetto EXTEMPORA a Gaeta Jazz Festival 2015

“Inizia all’insegna del jazz metropolitano Extempora, il concerto della New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini con il sax (e alcune composizioni) di Daniele Tittarelli. Indianapolis è, infatti, un brano quasi manierista, caratterizzato dalle brillanti sonorità tipiche di certo cinema hard-boiled, in cui agli sfondi sonori dell’orchestra si sovrappongono naturalmente le linee melodiche del sax in un andamento a tratti dissonante che non si nega neanche il lusso di un breve scatenamento percussivo prima del finale stretto e pulito. Hai l’impressione, da ascoltatore, che tutto sia esattamente dove deve stare anche se qualcosa non ti torna esattamente in questi suoni smaltati e luccicanti, in questi scorci di vera e propria topografia musicale.

E l’impressione si conferma nel secondo brano, anch’esso nato dalla penna di Tittarelli: Zeman. Qui, contrariamente a ogni aspettativa, non ti trovi di fronte a un brano di puro virtuosismo sonoro. Qui lo strumento solista non corre in mezzo agli altri suoni in cerca del dribbling musicale.
L’autore resiste alla tentazione di una musica mimetica che ti simula a bella posta un’azione di gioco. Anzi, tutto il contrario. L’inizio, strano a dirsi, è all’insegna di un tempo moderato e l’orchestra più che un tappeto su cui costruire paesaggi brillanti è un impasto sonoro denso e calmo. Il calcio, il suo spirito, non se ne sta sulla superficie dei facili passaggi a effetto, ma innerva la struttura stessa del brano. Zeman qui non è tanto e non è solo nello strumento solista, ma nell’intera costruzione del brano, nella sua grammatica interiore. L’azione di gioco sta all’incrocio dei pali tra il passaggio musicale e l’idea che lo produce. Perfetta metafora dello sguardo dell’allenatore. NTJO - Gaeta 2015 ringraziamenti

Poi Suoni muti (composizione originale questa volta di Corvini, nata a diretto contatto con l’organico che deve porgerla all’ascoltatore) ti conferma che quello che stai ascoltando nasce sull’onda di un progetto più complesso di quello che sembra a tutta prima. In questo brano l’orchestra è un organismo proteiforme in continuo divenire. L’idea musicale scivola tra le parti dell’orchestra in un continuo gioco di soli e tutti che nasce da una concezione profondamente sinfonica della materia musicale. Nel magma sonoro prendono corpo isole timbriche di grande suggestione che, lo percepisci chiaro, sono frutto di una precisa consuetudine tra direttore ed esecutori all’interno di uno schemi ritmici estremamente liberi. Extempora, appunto: fuori dagli schemi, ma per disegnare un nuovo schema.
In questo quadro la dimensione dinamica della musica vive non solo nell’evento sonoro, ma nell’evento performativo colto nella sua interezza. La musica è negli sguardi che si rivolgono gli esecutori, nel gesto del direttore che lascia spesso la sua posizione allo spartito per inseguire le idee sonore in mezzo all’orchestra, è nel movimento delle mani che non si limita a tenere un tempo o a indicare un attacco, ma partecipa di un processo creativo in atto. In questo modo il gesto stesso del condurre diventa visualizzazione di una partitura nel suo farsi e viene il magone al pensiero di quanto tutto questo non possa trovare spazio in un eventuale disco.

Perché, in fondo, Extempora è un progetto che vive soprattutto nello spazio dell’esecuzione dal vivo, è frutto di un’estetica evenemenziale in cui il gesto quasi aleatorio convive con un notevole senso di struttura.
Un risultato reso certo possibile dal forte affiatamento tra i membri di questo orchestra che, per una volta, tiene fede al nome che porta: nuovi talenti.

E sarebbe bello poterne scrivere di uno per uno se non fosse che così si scivola in quei lunghi elenchi di nomi (ben diciotto) che non rendono conto di quanto queste partiture non respirino solo del timbro degli strumenti che ognuno suona quanto della specificità di ogni personale stile esecutivo che diventa parte integrante del tutto.
Soprattutto in quei momenti in cui la materia sonora si fa più rarefatta ed emergono momenti di grande suggestione come nell’assolo pianistico che apre un brano di cui non ci è stato rivelato il titolo (chiuso in pieno spirito di simmetria dalle note pizzicate del contrabasso) o come nel finale quasi favolistico di Sotto scacco del fante.
Altrove si affacciano di tanto in tanto evanescenti ricordi di musica altra, frammenti alla Ives, addirittura alla Ligeti o alla Debussy: appena un’impressione presto riassorbita nell’economia complessiva dei singoli lavori.

Extempora è così, non solo la conferma dello straordinario talento di un solista come Tittarelli, ma un concerto di vaste proporzioni che si poggia su un connubio indissolubile tra la “leggerezza” del jazz e le esigenze della musica d’avanguardia. È un fitto caleidoscopio di gesti musicali composti a vivo sulla tela del silenzio. È l’espressione di un’idea che passa per le orecchie, attiva il pensiero e solo da lì arriva dritto al cuore delle emozioni.
Una bella sorpresa all’interno del Gaeta Jazz Festival.” (A. Izzi)